mercoledì 29 giugno 2011

Il Centro Educativo Alzheimer a Palermo, un convegno per non dimenticare

Il sito superabile.it dell'Inail ha dedicato "il Punto" al convegno che l'associazione Alzheimer Palermo e la Federazione Alzheimer Sicilia hanno organizzato nel capoluogo siciliano lo scorso 28 giugno. Qui sotto riportiamo l'articolo firmato da Serena Termini.

Assistenza Alzheimer. Sul futuro del Cea di Palermo ancora molti gli interrogativi

Le sorti del Cea-Centro educativo Alzheimer di Palermo sono ancora in sospeso. Critici i familiari dei malati: "Ci chiediamo perché, avendo una Ferrari si vuole partire con una cinquecento. C'è un boicottaggio o ci sono programmi che non conosciamo?"

PALERMO - E' ancora tutto fermo: i malati aspettano, i familiari continuano a sperare, nonostante le istituzioni preposte a rendere operativo il bando, sono andate finora molto a rilento. Le sorti del Centro educativo Alzheimer di Palermo sono ancora in sospeso e tanti sono ancora gli interrogativi irrisolti legati al bando con il quale si dovrebbe insediare il nuovo personale pronto a dare assistenza ai malati di Alzheimer. Quando funzionerà e come funzionerà il centro, finanziato dalla 328 ancora nessuno è in grado di saperlo. Lo scorso maggio la gestione del servizio è stata assegnata all'associazione Asda, una realtà specializzata nell'assistenza degli anziani. Si rimane in attesa che l'ente che si è aggiudicato il bando proceda a produrre tutta la documentazione richiesta per l'aggiudicazione definitiva dell'appalto.
Resta irrisolto il problema della turnazione perché non si capisce in che modo il personale potrà garantire lo svolgimento ordinario del servizio. Il bando prevede che l'attività sia svolta per un tempo di venti mesi e per un numero di venticinque utenti giornalieri, i quali non saranno presenti tutti in contemporanea, ma si presenteranno in base ai Piani di Assistenza Individuale, questi ultimi flessibili e stabiliti per alcune ore giornaliere ed in base alla tipologia della malattia e dei bisogni dei familiari, per cui gli operatori si occuperanno solo dei complessivi venticinque utenti nell'arco della giornata. Non è difficile immaginare che saranno pochi i familiari che accetteranno di portare il familiare per poche ore al giorno.
Inoltre i malati verranno ospitati al Cea solo dopo essere stati valutati dalle Unità di Valutazione Alzheimer . Di queste, soltanto tre sono quelle che a Palermo sono state abilitate mentre ne rimangono fuori altri sei: tre dell'Università, due dell'ospedale Villa Sofia e una all'ospedale Civico. Nessuno sa dopo la valutazione da parte delle Uva come avverrà l'inserimento effettivo all'interno del centro diurno. Ci si chiede anche perché siano stati abilitati soltanto tre Uva e che dovranno fare i malati valutati dalle altre Uva. Intanto stupisce non poco che, sabato scorso nel corso di una tavola rotonda del Cea, organizzata da Alzheimer Palermo e dalla Federazione Alzaheimer Sicilia con il supporto del CeSVoP, per fare il punto della situazione non si sia presentato nessun rappresentante dell'Asda. Un'assenza ingiustificata che ha fatto discutere soprattutto le famiglie dei malati, le uniche che piangono sulle loro spalle negligenze e inefficienze delle pubbliche amministrazioni.
"Si vuole fare ripartire il Centro con un'organizzazione traballante - dicono i familiari -. Ci chiediamo perché se abbiamo una Ferrari si vuole partire con una cinquecento. Perché ridurre il Cea come una palafitta quando è stato e, potrebbe continuare ad esserlo, un centro d'eccellenza europeo? Forse che ci sia la volontà di boicottare la struttura per altri programmi che non conosciamo?". Inoltre nella prospettiva, ancora piuttosto lontana che l'assessorato alla sanità con decreto dia attuazione ai 18 centri diurni per i malati di Alzheimer in Sicilia di cui uno a Palermo, i familiari hanno fatto una richiesta esplicita all'assessorato regionale alla sanità in cui sottolineano che: "Da 11 anni è funzionate il centro diurno Alzheimer. Piuttosto che individuare altri luoghi, con relative spese e allungare i tempi, non si potrebbe rendere funzionante al meglio questo centro? Una soluzione che produrrebbe evidenti economie, evitando sprechi e perdite di tempo".
Da settembre 2009 il centro, infatti, pur mantenuto attivo grazie all'opera di operatori qualificati, ridotti poi a volontari, non è stato messo nelle condizioni di accogliere i malati in quanto le richieste alle istituzioni sono finite e gli operatori volontari indignati dell'atteggiamento di quest'ultime e, forse, dubitanti di qualche boicottaggio, non hanno voluto prestare più la loro opera. Lo scorso novembre 2009 il distretto socio-sanitario 42 ha erogato la somma di 322.000,00 euro per potenziare il Cea ma da oggi non c'è nessuna nuova. L'attrezzatura didattica è perfettamente funzionante ma ancora il Cei non è in grado di ospitare i malati.
"Dopo tanti anni di lavoro, percepiamo che da parte delle istituzioni non c'è la volontà di valorizzare questa struttura - dice rammaricato Gaetano Lisciandra presidente dell'associazione Alzheimer del Cea -. Sappiamo che il centro verrà potenziato ma resta il grosso problema legato ai nostri operatori sanitari che dopo dodici anni di volontariato e retribuzione a singhiozzo, devono lasciare il posto ai vincitori del bando. Sarò pronto comunque a collaborare con l'Asda e mi auguro che si possa creare un protocollo d'Intesa finalizzato a lavorare insieme ed assistere chi soffre di questa grave malattia". "Gli operatori del Cea - ha riferito Orso Bugiani, primario emerito dell'istituto Carlo Besta di Milano, intervenuto alla tavola rotonda di Sabato scorso - oggi si ritrovano soli e con il rischio evidente di rimanere fuori a causa di un sistema sanitario, spesso, troppo impegnato a rincorrere poltrone e non a dare servizi agli utenti. Mi auguro che si possano creare collaborazioni per non fare morire una struttura unica in Italia per spazi e professionalità di operatori qualificati".(set)

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